La perimetrazione del territorio urbanizzato (PTU) rappresenta uno strumento di pianificazione territoriale introdotto in Abruzzo dalla L.R. 58/2023, finalizzato a individuare con precisione i limiti delle aree già edificate, con l’obiettivo di contenere il consumo di suolo. Questo perimetro distingue in modo netto le zone urbanizzate da quelle agricole o naturali, orientando le politiche di sviluppo verso il recupero e la riqualificazione dell’esistente.
Tra le principali finalità della perimetrazione vi sono il contrasto alla crescita urbana incontrollata, la valorizzazione del patrimonio edilizio già presente e la riduzione dei costi legati alla realizzazione e gestione delle infrastrutture. Il perimetro include le aree che presentano continuità, sia dal punto di vista spaziale sia funzionale, con il tessuto urbano principale.
All’interno di questo limite si incentivano interventi di rigenerazione, completamento e riuso, mentre al di fuori, nelle aree considerate non urbanizzate, la possibilità di nuove edificazioni diventa residuale ed eccezionale. La normativa regionale impone infatti ai Comuni di definire tali perimetri come base per una gestione più sostenibile del territorio.
Il processo di approvazione della perimetrazione prevede il passaggio in Consiglio comunale ed è spesso accompagnato da momenti di confronto pubblico, durante i quali cittadini e professionisti possono presentare osservazioni e contributi.
I Comuni abruzzesi sono quindi chiamati ad adeguarsi a questo nuovo quadro normativo, che costituirà il riferimento per i futuri strumenti urbanistici, inclusi i nuovi piani regolatori. Il PTU non sostituisce il PRG, ma introduce una distinzione chiara tra ciò che è già centro abitato e ciò che non lo è. All’interno del perimetro, il territorio è considerato consolidato: qui si favoriscono interventi orientati alla qualità urbana, anche attraverso incentivi, purché mirati a migliorare le condizioni complessive.
Rigenerare, in questo contesto, non significa aumentare indiscriminatamente le volumetrie, ma puntare a una trasformazione qualitativa: edifici più efficienti, spazi pubblici migliori, incremento del verde, servizi adeguati, mobilità sostenibile e maggiore sicurezza. Gli interventi devono produrre benefici concreti e misurabili per la città.
Al di fuori del perimetro, invece, il territorio è classificato come non urbanizzato. In queste aree le nuove costruzioni non sono totalmente vietate, ma sottoposte a vincoli rigorosi. La legge introduce il principio del “saldo zero”: ogni nuovo consumo di suolo deve essere compensato attraverso interventi di restituzione, come la rinaturalizzazione o la rimozione di superfici impermeabili (desigillazione). L’espansione urbana, quindi, non è più automatica, ma subordinata a un equilibrio complessivo.
La sfida principale non è soltanto limitare il consumo di suolo, ma governare le trasformazioni urbane senza compromettere l’identità dei territori, in particolare delle frazioni e del paesaggio. Sarà proprio su questo equilibrio che si valuterà l’efficacia del nuovo strumento urbanistico.